Gli sviluppatori salveranno il mondo? Follow-up di Better Software 2011

L'ingresso di Better Software. Fotografia di Simone Zinanni.

L'ingresso di Better Software. Fotografia di Simone Zinanni.

Ogni tanto a Firenze succede qualcosa che ti fa pensare di non essere a Firenze. Anche quest’anno i valorosi boys di Develer hanno organizzato Better Software, conferenza dedicata a diversi temi del mondo dello sviluppo.

La terza edizione è stata organizzata in due giornate: la prima orientata ai temi più caldi del Web (cloud computing, user experience design e web 2.0) e la seconda alle tematiche del mondo mobile e delle strategie per lo sviluppo agile.

Oramai le mie dita hanno scritte miliardi di righe di codice (un modo gentile per dire che gli anni passano), per cui conferenze come questa diventano un pretesto per incontrare tantissimi volti conosciuti e tanti amici, come Omar Cafini, Luca Mezzalira, Luca Rosati, Agnese Benassi, Daniele Nuzzo, Alberto MucignatMark Boas e buona parte della fantastica banda di Open Lab.

Vista l’esperienza folgorante avuta durante la passata edizione, anche quest’anno il mio obiettivo principale non era tanto fare networking, quanto approfondire alcuni temi a cui mi sto avvicinando in questi ultimi tempi. Di seguito quindi una sintesi dei talk che sono riuscito a vedere e che mi hanno lasciato qualcosa dentro, sia a livello viscerale che riflessivo (come direbbe il caro zio Donald).

Premessa doverosa: oramai abbiamo capito a cosa servono i tablet: per utilizzare il proprio account Twitter durante una conferenza. In poche parole: Tweetdeck, Hootsuite e client ufficiale Twitter sgorgavano in realtime dalla maggiorparte delle numerose tavolette (99% con mela annessa…) presenti nelle sale del Grand Hotel Mediterraneo.

L’inizio della prima giornata è stato per me un pò problematico perchè ho dovuto fare un scelta: Augmented Music: A case study oppure Node.js – Convincing the boss. Non me ne voglia l’ottimo Claudio Cicali (i tweet sono stati tutti dalla sua parte), ma il Suono mi stava chiamando e non potevo resistere.

Tue Haste Andersen ha presentato un’applicazione iPhone per la generazione sonora in tempo reale tramite augmented reality, che dovrebbe essere lanciata a settembre in un formato da decidere (forse open source). Da segnalare la collaborazione sonora con il mio amico (il mondo è piccolo…) sound designer Matteo Milani di U.S.O. Project. Progetto interessante per le ovvie potenzialità commerciali in vari ambiti che può avere. Si è visto e sentito poco a dire la verità, ma sicuramente uno speech da bookmarkare per futuro post su sounDesign.

Da qualche giorno seguivo via Twitter una serie di link sull’audio via web, per cui non potevo resistere e mi sono seduto in prima fila per il talk HTML5 Audio and Video – Lessons from the Trenches di Mark Boas, in cui è stato descritto lo stato dell’arte nella gestione audio tramite HTML5 e Javascript.

Mark Boas. Fotografia di Simone Zinanni.

Mark Boas. Fotografia di Simone Zinanni.

Dalle slide di Mark (rigorosamente in JQuery style) si comprende come il problema principale per tutti coloro che vogliono integrare il suono (e anche il video) tramite HTML5 è inevitabilmente il mancato allineamento degli standard dei vari browser. Questo porta a dover creare file multipli con codec diversi e utilizzare librerie ancora in fase di sperimentazione. All’inevitabile domanda sul confronto con Flash è Mark stesso a evidenziare come l’adozione di queste tecnologie in progetti mainstream non sia ancora conveniente oggi e che quindi, per molti versi, Flash rimane una soluzione più sicura per il web. Tutti sappiamo nella stanza che il futuro del web inizia con l’H, ma vedere tabelle di compatibilità cross-browser nel 2011 è una cosa che provoca molti brividi lungo la schiena…

Interessantissimo l’intervento Cloud Computing: un paradigma nuovo … anzi antico condotto da Carlo Piana, in cui sono stati descritti gli aspetti legali relativi al mondo dei servizi web nella nuvola. Per un developer (ma diciamo in generale per un web entrepeneur) l’utilizzo dei dati è per la maggiorparte delle volte una questione di tipo unicamente tecnologico, mentre in realtà dovrebbe essere presa in considerazione tutta una serie di problematiche contrattuali, legislative e di privacy che cambiano di nazione in nazione e che spesso hanno delle implicazioni di tipo penale. Un like per Piana, la sua padronanza dei termini tecnologici (non comune tra gli uomini di legge) e la sua iniziativa Array.

Nella mia personale classifica degli interventi più divertenti tra i primi posti sicuramente inserisco Guerrilla web project management di Antonio Volpon, con un talk dedicato alla vita del project manager di progetti per il web. Puntuale come sempre, Antonio ha già inserito la presentazione con relativo audio e quindi preferisco rimandare all’originale, piuttosto che svelare la sorpresa nascosta nelle prime slide. A ogni modo ricordo con piacere due cose: l’esilarante metafora dei Lemmings per descrivere i ruoli lavorativi di un web team ed infine l’importanza di organizzare alcune attività ripetitive tramite una soluzione semplice ma efficace come le check list.

Discorso a parte durante il pomeriggio del primo giorno con una serie di workshop in parallelo su diversi temi. Lo aspettavo al varco da tempo e quindi non potevo rinunciare a Storytelling for software marketing di Pietro Polsinelli, succosissima maratona di un paio d’ore dedicata a tecniche e metodologie per comunicare efficacemente il prodotto software di una start-up.

Pietro Polsinelli. Fotografia di Simone Zinanni.

Pietro Polsinelli. Fotografia di Simone Zinanni.

Pietro è uno che parla bene e razzola pure bene e quindi ha ovviamente già scritto un bel post sull’esperienza del workshop, per cui non posso fare che rimandare alla sua storia e alle sue slide, piene di riferimenti interessanti per chi vuole approfondire lo storytelling, topic assolutamente insostituibile oggi per chi vuole lavorare nel campo della comunicazione digitale. Come ho già detto modo di riferire al diretto interessato, per me questo è un format da ripetere in modo seriale in vari contesti.

La mia prima giornata finisce con l’esilarante Start small, stay small di David Welton, americano insediato in quel di Padova, il quale, partendo dal libro di Rob Walling sulla creazione e il mantenimento di micro progetti imprenditoriali nel mondo del software, ha presentato la sua ultima creatura: LiberWriter, un sistema per la creazione di contenuti per la piattaforma Kindle. David ha parlato in modo franco e trasparente di come spesso un’idea imprenditoriale possa nascere e mantenersi all’interno di una microscopica nicchia di mercato, ottenendo piccoli ma comunque soddisfacenti risultati economici, senza correre il rischio di rimanere intrappolati nella sindrome I-will-be-the-next-Mark-Zuckergberg.

Il secondo giorno di Better Software per me è un pò difficile da gestire, lo ammetto, in quanto non ho una grande dimestichezza con il mondo dell’agile development. Alcuni interventi per me sono molto difficili da apprezzare in quanto orientati per un target intermediate, come sicuramente Alex Martelli e il suo talk dedicato alle code review tra gruppi di sviluppatori, che ovviamente ha reso contenta la maggiorparte delle persone accorse ad ascoltare una rockstar italiana del codice che lavora a Google. Analogo discorso per I quattro punti cardinali per un orientamento lean nell’impr… insomma di Jacopo Romei, che però ho metabolizzato maggiormente in quanto più orientato a fornire best practices per gestire in modo efficiente alcune problematiche del mercato in cui lavoriamo. Sicuramente da approfondire. Lo prometto.

Alex Martelli. Fotografia di Simone Zinanni.

Alex Martelli. Fotografia di Simone Zinanni.

Ovviamente il tema su cui sono stato molto più ricettivo è stato il mobile, di cui ho seguito con particolare attenzione due talk: Mobile Game Programming (e non solo) con Lua di Ugo Landini e Flash Platform su dispositivi mobili di Luca Mezzalira. Ora qui ci starebbe bene una bella e ironica tabella comparativa: da una parte il mondo in ascesa dello sviluppo mobile per iOS, dall’altra un demonio crudele e rovina-sviluppatori chiamato Flash

A parte le battute e le fin troppo facili considerazioni su quello che sta succedendo nel mondo dello sviluppo mobile, mi sento di confrontare i due talk perchè tenuti da due professionisti che stimo e ammiro da anni (utilizzo quotidianamente alcune applicazioni di Ugo e ho lavorato più volte con Luca). I due interventi hanno descritto le caratteristiche di due tecnologie completamente diverse: in un caso è stato presentato il Lua, un linguaggio di scripting con fortissime limitazioni (nel campo mobile viene utilizzato tramite ambienti di sviluppo a pagamento o open source ancora in beta) ma sicuramente grandi potenzialità per il futuro; nell’altro caso sono state illustrate gli ultimi traguardi raggiunti da un linguaggio di programmazione a oggetti come AS3. A questo punto mi sento di dire una cosa scomoda: durante il talk di Ugo la sala era quasi piena, mentre ad ascoltare Luca eravamo veramente pochi. Questo mi dispiace veramente, perchè uno sviluppatore in cerca di soluzioni concrete non dovrebbe farsi influenzare dall’hype che lo circonda, ma dovrebbe verificare personalmente le potenzialità di una tecnologia. Ci sono ancora sviluppatori che non sanno che con AS3 è possibile utilizzare i design pattern o che in AIR è possibile creare un base code unico per esportare su tre sistemi operativi diversi. Ma non voglio divagare e mi fermo qui.

Personalmente Better Software si è concluso con la classica ciliegina sulla torta: il mitico Francesco Cirillo e il suo talk chiamato Anti-IF per Manager.

Francesco Cirillo. Fotografia di Simone Zinanni.

Francesco Cirillo. Fotografia di Simone Zinanni.

Ovviamente avevo ancora in mente l’intervento dell’anno scorso e a Better Software 2011 ne abbiamo visto il secondo episodio. Cirillo fondamentalmente manda avanti una simpatica battaglia (il suo umorismo è assolutamente unico) contro lo spreco lavorativo, l’errata valutazione delle attività. In poche e sporche parole: la mancanza di efficienza di un team di sviluppo.

Per sottolineare questi concetti è stato presentato un caso reale: alcune aziende hanno proposto di realizzare una versione mobile della tecnica del Pomodoro. Viene quindi svelata l’analisi dei costi per due diversi team di sviluppo, uno più esperto e l’altro meno. Si parla di cifre che stanno intorno ai 10.000 euro. Per una semplice applicazione mobile. E stiamo parlando di costi, non di preventivo da presentare al cliente. Altra considerazione: il team più esperto ha dei costi maggiori e questo per Cirillo è assolutamente un problema, in quanto con il passare del tempo la gestione di un team e del suo software diviene più difficile e costosa, e questo non ha senso.

Con Cirillo la risata è sempre pronta a partire, ma stavolta il mood del talk è andato in una direzione molto più seriosa del solito, con alcuni concetti su cui riflettere approfonditamente. A ogni modo il creatore del Pomodoro sta preparando un nuovo libro, in cui presenterà la soluzione ad alcuni di questi problemi. Incrociamo tutti le dita…

Chiudo questo lungo follow-up post della conferenza ricordando i libri che ho acquistato (e il motivo per cui l’ho fatto) in una bella lista finale:

Il banco dei libri O'Reilly. Fotografia di Simone Zinanni.

Il banco dei libri O'Reilly. Fotografia di Simone Zinanni.

Ovviamente alla fine non posso fare altro che rinnovare i complimenti a tutto lo staff di Develer che anche quest’anno ha fatto un lavoro immenso. Al prossimo anno.

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