Che io sia dotato fisicamente di un cervello è un dato di fatto, anche se valutarne la capacità mi sembra un atto assai pretenzioso. Che stia abbandonando un posto di borsista post-doc per lasciare il paese alla ricerca di qualcosa di economicamente più vantaggioso è altrettanto un dato di fatto, ma dargli il nome di “fuga” mi sembra non corrispondente al contesto generale: i ricercatori di solito zoppicano lentamente nella speranza di non essere sommersi da un sistema economico avverso. Per questi due motivi la definizione di “cervello in fuga” mi è sempre sembrata inadeguata a descrivere quello che è accaduto a tanti miei ex-colleghi e che adesso sto vivendo in prima persona.
Rimane il fatto che dal 1 febbraio 2010 sarò a spasso, o più precisamente vagherò grazie ai famigerati low-cost in direzione UK, per cercare di interrompere la pluriennale esperienza di commuting imposta da un matrimonio a distanza e allo stesso tempo cercare di risolvere il problema che assilla un’intera generazione: come riuscire a pagare le prossime bollette e allo stesso tempo sbizzarrirsi nell’acquisto di un paio di CD senza dover necessariamente ricorrere all’aiuto del conto in banca dei genitori?
Lascio un centro di ricerca meraviglioso (il MICC), popolato da giovani volenterosi che giornalmente si pongono lo stesso quesito, capitanato da un professore a volte mal visto per la sua visione moderna dell’istituzione universitaria. Auguro a tutti di poter trovare quel che non sono stato in grado di trovare in questi anni, ringrazio per quel che mi è stato insegnato e che son riuscito di imparare, mi incammino su una nuova strada ancora da battere con in mente le parole di una mia cara amica: nessuna condizione umana è permanente.












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